sabato 13 marzo 2010
venerdì 5 febbraio 2010
Due parole sui politici italiani ovvero "Elogio della Vergogna" - di Gianluca Battista - tratto da www.colazionearipetere.blogspot.com
lunedì 1 febbraio 2010
Appunti sul qualunquismo e sul populismo - di Sergio Stagnitta - tratto dal blog: www.colazionearipetere.blogspot.com

Parto dalla definizione di populismo tratta dal Devoto-Oli: “Qualunque movimento politico diretto all'esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari.” Mentre quella di qualunquista, sempre secondo il Devoto-Oli è: “Atteggiamento improntato a indifferenza e disprezzo nei confronti della vita politica e dei problemi sociali.”
Il populismo e ad esso legato il qualunquismo sono dei temi attuali, direi, meglio, che sono sempre stati attuali! L'idea di questo breve scritto sarà quella di trattare il concetto di populismo e di qualunquismo esclusivamente dal vertice psicologico, per cercare di comprendere perché è così efficace come messaggio politico/sociale. Per fare questo utilizzerò la teoria di un grande psicoanalista cileno, Matte Blanco. Questo autore ha ripreso la prima teoria freudiana sul modo di funzionamento dell'inconscio è l'ha sviluppata in un bellissimo libro dal titolo: “L'inconscio come insiemi infiniti” (Einaudi, Torino, 1981). La sua teoria è molto complessa ma qui vorrei utilizzare, sinteticamente, soltanto alcuni dei concetti fondamentali.
L'inconscio, secondo Matte Blanco, segue alcuni principii fondamentali. Il primo, viene definito come: principio di generalizzazione. Questo principio è legato al concetto di classe di appartenenza, ad esempio, se noi siamo stati aggrediti da un cane la comunicazione inconscia può trasformare questa esperienza in: “tutti i cani sono aggressivi”. Se applichiamo questo principio al qualunquista, il passaggio è semplice, di fronte ad un politico disonesto egli afferma: “tutti i politici sono ladri”, oppure: “tutti gli impiegati statali sono dei fannulloni”, oppure: “a cosa serve andare a votare tanto tutti pensano solo ai propri interessi personali”. Questo è un pensiero potente, che ci colpisce sempre, spesso dobbiamo fare uno sforzo enorme per non cedere alla tentazione di utilizzare il pensiero qualunquista. Il guaio è che se cediamo alla tentazione qualunquista tutto è identico, non ci sono più differenze e di conseguenza non c'è più pensiero.
Il principio di generalizzazione produce anche un altro effetto che potremmo chiamare: “polarizzazione degli affetti”. Utilizzando l'esempio precedente “se tutti i cani sono cattivi perché aggressivi” un'esperienza positiva, ad esempio con un gatto, ci farebbe pensare che “tutti i gatti sono buoni”. La polarizzazione degli affetti produce quindi sentimenti del tipo tutto-buono/tutto-cattivo, oppure relazioni del tipo amico/nemico. Ad esempio tutti gli italiani sono buoni e quindi amici, chi non è italiano è un nemico (eccezione magari per i turisti, gli uomini d'affari, gli studenti ecc.!!!). Questo sentimento produce il pensiero qualunquista ma anche tutti i comportamenti populisti. Così, se voglio fare una campagna elettorale ispirandomi al populismo basta che individuo “il male” in certe categorie di persone o in comportamenti specifici o oggetti (ad esempio le droghe), per inferire che io sono il bene o meglio il paladino che sconfigge il male: “loro sono il male, noi siamo la cura”!!! Con questa tecnica si possono creare tutte le ideologie possibili. Il nazismo, il fascismo, le guerre di religione ecc. Non è un caso che tutte le dittature utilizzano i sentimenti populisti per convincere le masse.
Anche in questo caso, annullando le differenze individuali, soggettive, contestuali ecc., annulliamo qualunque forma di pensiero. Ad esempio che una persona ha sicuramente e contemporaneamente doti e difetti, aspetti buoni ed altri cattivi/negativi, che ogni persona è diversa dalle altre grazie alla complessità che la caratterizza. A questo proposito mi vengono in mente alcuni brani delle canzoni di De Andrè, soprattutto quando cantava: “se non sono gigli sono pur sempre figli, vittime di questo mondo”, oppure “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”... Ecco, questo è un modo di pensare che supera la teoria della polarizzazione...!
Il secondo principio dell'inconscio secondo Matte Blanco è Il principio di simmetria.
Scrive Matte Blanco: “il sistema inconscio tratta la relazione inversa di qualsiasi relazione come se fosse identica alla relazione. In altre parole, tratta le relazioni asimmetriche come se fossero simmetriche.
Per citare un esempio: se Giovanni è fratello di Pietro, la relazione inversa è: Pietro è fratello di Giovanni”, fin qui tutto bene. “Però, per l'inconscio, se Giovanni è il padre di Pietro, la relazione inversa è, seguendo il secondo principio, Pietro è il padre di Giovanni. Nella logica aristotelica questo è assurdo; nella logica del sistema inconscio è la norma”.
Anche in questo caso, come si può facilmente vedere, l'inconscio abolisce ogni differenza. Afferma Matte Blanco che da questo secondo principio derivano alcune importanti caratteristiche del modo di funzionare dell'inconscio. “Quando si applica il principio di simmetria non può esserci nessuna successione temporale, infatti se un avvenimento Y viene dopo un avvenimento X, per il principio di simmetria: un avvenimento X viene dopo un avvenimento Y”. Come seconda conseguenza: “quando si applica il principio di simmetria la parte (propria) è necessariamente identica al tutto. Una pagina di un libro è una parte propria di un libro, un braccio una parte propria di un dato corpo. Se si applica il principio di simmetria la relazione il braccio è parte del corpo implica la sua relazione inversa: il corpo è parte del braccio. Allo stesso modo in cui il tempo scompare, non c'è nessun posto per qualsiasi differenza tra la parte propria e il tutto. Il tutto è incluso in ogni parte così come ogni parte è identica al tutto.”
Se applichiamo questo secondo principio al pensiero populista vediamo ad esempio che se un leader afferma che darà la felicità se lo votate, che non ci saranno più disoccupati, che sconfiggerà il male della droga, bonificherà il paese dai ladri, dagli assassini e così via, sta dicendo che il suo programma politico coincide completamente con il tutto, il suo pensiero non è un punto di vista, ma è il solo punto di vista. Questo giustificherebbe, nei regimi totalitari, l'uso della violenza per neutralizzare gli oppositori, in nome del fatto che chi non condivide il programma di regime non ha un'idea alternativa ma vuole il male del paese.
In conclusione il pensiero populista utilizza le stesse tecniche che utilizza il linguaggio inconscio che di per sé è straordinario, ma solo se viene utilizzato in alternanza al pensiero conscio/consapevole o asimmetrico come lo definisce Matte Blanco.
domenica 17 gennaio 2010
I sogni sono personali o collettivi? - di Sergio Stagnitta - www.colazionearipetere.blogspot.com

Il titolo di questo post è, in effetti, una riflessione sul fatto se i sogni sono personali, quindi se si sviluppano dall'esperienza intrapsichica di ciascuno di noi, oppure se i sogni sono un'esperienza collettiva.
Molte teorie psicoanalitiche sostengono che quando una persona racconta un sogno in gruppo ovviamente porta elementi personali, individuali, ma nello stesso tempo, spesso, se non sempre, il sogno racconta anche qualcosa del gruppo stesso. Nasce da un clima che il gruppo sta vivendo in un determinato periodo, è, quindi, contemporaneamente, un sogno di gruppo e come tale molto spesso viene trattato non solo dal conduttore di gruppo ma anche dagli altri partecipanti, che magari aggiungono riflessioni, associazioni, ricordi, altri sogni al sogno raccontato.
Questa esperienza naturalmente è suffragata da diverse teorie psicoanalitiche, prima fra tutte la teoria del social dreaming proposta dallo psicoanalista inglese Gordon Lawrence. In essa si sostiene che esiste un legame inconscio, una matrice comune dell'esperienza che il sogno può far emergere. Questa matrice comune ci può suggerire molte informazioni sui vissuti personali, ma soprattutto sociali nel quale il sognatore è immerso.
L'idea di Gordon Lawrence nasce dall'incontro casuale di un libro intitolato "Il Terzo Reich dei Sogni" di Charlotte Peradt, una psicoterapeuta tedesca che, fra il 1933 e il 1939, aveva raccolto in Germania 300 sogni che esprimevano in modo diretto le reazioni dei sognatori al clima politico minaccioso dell'epoca.
Naturalmente ascoltare i sogni dei bambini, come ho affermato nel precedente post, aggiunge un ulteriore elemento a mio avviso estremamente significativo: non solo questi sogni esprimono la particolare cultura in cui vivono i bambini, ad esempio nei video proposti dal progetto KZ i bambini africani sognano di essere inseguiti da leoni e altri animali selvaggi, mentre i bambini italiani raccontano sogni con case, furgoni, spie segrete ecc., ma fanno emergere anche qualcosa di ancora più profondo: la modalità comunicativa e collettiva dell'inconscio che porta con sé i desideri e le paure più ancestrali dei bambini stessi e naturalmente anche degli adulti, anche se nel caso degli adulti sono spesso mediati da immagini più sofisticate.
Questa capacità del sogno di portare sia elementi personali che sociali viene descritta da alcuni autori come auto-rappresentazione: la capacità del sognatore di cogliere elementi individuali e del contesto di appartenenza, una rappresentazione di ciò che accade nel mondo interno del sognatore e, contemporaneamente, nel suo mondo esterno.
Naturalmente non sono solo i sogni, osservati dal punto di vista sociale, l'unica forma di auto-rappresentazione della nostra realtà, grande forza evocativa hanno le diverse forme d'arte come ad esempio il teatro, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema che più di altri si avvicina al sogno per la sua capacità di comunicare attraverso le immagini. Ed infatti, basterebbe riflettere con più attenzione ad esempio sulla produzione cinematografica di un certo periodo storico per comprendere molti aspetti della società stessa.
In conclusione possiamo rispondere alla domanda evocata dal titolo di questo post che i sogni rappresentano contemporaneamente vissuti personali e sociali.
giovedì 14 gennaio 2010
Qui nel girone invisibili - di Sergio Stagnitta

immagine tratta da Adnkronos
domenica 10 gennaio 2010
Le parole (e le storie) sono importanti, di Gianluca Battista

Come è ormai consuetudine, il 31 dicembre scorso il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso il suo discorso augurale a tutti gli italiani. Per l’occasione, Repubblica ha pubblicato un interessante resoconto di tutti i precedenti discorsi con un’attenta analisi delle parole maggiormente utilizzate in ognuno di essi da tutti i passati presidenti.
La nostra riflessione è che alla fine dell’anno i nostri presidenti fanno una (importante) operazione in qualche modo simile a quello che è uno dei nuclei fondamentali del nostro lavoro di psicoterapeuti: e cioè tentano una rilettura, globale, della storia vissuta (nel loro caso di una nazione), cercando al contempo di dare senso agli avvenimenti dell’anno trascorso e grazie a ciò, di nutrire sentimenti di unità e di speranza.
L’uomo è da sempre un “narratore di storie”: la stessa psicoterapia è un percorso attraverso il quale in qualche modo riappropriarsi della propria storia individuale: e il soggettivo vissuto di benessere o malessere è strettamente legato a come consideriamo la nostra storia, e noi stessi all’interno di essa.
Inoltre, altro elemento in parallelo, nel discorso di fine anno i Presidenti provano di solito a infondere fiducia per i tempi a venire. In tal senso osserviamo come se alcuni presidenti hanno nominato con più frequenza parole come “unità”, “popolo”, “tutti”, altri hanno citato più spesso “speranza”, “fiducia”, “giovani”, “futuro”.
“Riforme” e “giovani” sono stati i termini maggiormente utilizzati quest'anno dal Capo dello Stato, mentre il termine “difficile” compare una sola volta; al contrario, Giovanni Leone, forse non il nostro miglior presidente, utilizzava nei suoi discorsi di fine anno, certo non favorito dagli anni di piombo, la parola “problema” più spesso di qualsiasi altra...
Per finire, a proposito sia di storie che di come la realtà possa essere letta soggettivamente in modi diametralmente opposti, mi piace riportare qui di seguito un bellissimo racconto sufi:
Uno stupendo cavallo sauro di un uomo saggio un
giorno sfonda la porta della stalla e fugge via.
Ai vicini di casa che vanno a trovarlo per compatirlo
il saggio risponde con un dolce sorriso: "magari è
un bene!", dice.
Sei mesi dopo il sauro fa ritorno insieme a dieci
cavalli selvaggi che lo hanno eletto capobranco.
Quando i vicini di casa accorrono a congratularsi
con lui, il saggio risponde: "magari è un male!".
il figlio del saggio cerca di domare uno di quei cavalli,
ma il cavallo imbizzarito lo scaraventa a
terra.
Il giovane si frattura una gamba e resta invalido per tutta la vita.
Il saggio dice ai vicini venuti per consolarlo:
"magari è un bene!".
Dopo due anni scoppia la guerra e tutti i giovani del villaggio
sono costretti ad arruolarsi nell'esercito, tutti
tranne il figlio del saggio...
Naturalmente la storia può proseguire all'infinito...
domenica 3 gennaio 2010
Kidzdream - I sogni dei bambini di Sergio Stagnitta
