venerdì 5 febbraio 2010

Due parole sui politici italiani ovvero "Elogio della Vergogna" - di Gianluca Battista - tratto da www.colazionearipetere.blogspot.com


Di tutte le emozioni, la vergogna è una delle più difficili da affrontare. Nei training che abbiamo fatto come psicologi ci è stato insegnato come un sentimento di vergogna, che spesso nascondiamo anche a noi stessi, sia una spia di un profondo e antico quanto severo giudizio di sè e di emozioni personali in qualche modo da noi stessi de-legittimate.

Ad esempio non ci permettiamo fin da bambini di provare rabbia o tristezza o paura giudicandole in modo negativo e sentendo vergogna al posto di tali emozioni. Secondo Greenberg e Paivio ("Lavorare con le emozioni in psicoterapia integrata") la vergogna "è un'emozione che riguarda il sentirsi esposti e privi di dignità o di valore: comprende il sentimento di essere guardati dall'alto in basso, di essere inferiori agli occhi dell'altro."

Ora, purtroppo, la caratteristica principale del politico italiano medio - da qualche decennio a questa parte - NON è di guardare con umiltà alla res, alla cosa pubblica, servendola e guardando allo Stato alla Costituzione e alle Istituzioni dal basso verso l'alto come qualcosa da rispettare anzitutto, bensì domina un approccio che si basa sul POTERE SUll'altro e sulle cose, dagli auto-privilegi alle corruttele...
In questo senso ho la sensazione che, esattamente al contrario rispetto a molti nostri clienti che spesso chiedono aiuto per uscire da posizioni di vergogna, e con quanta fatica interiore tentano di recuperare autostima e qualità della vita, la classe politica italiana avrebbe bisogno di intraprendere il percorso inverso.

Tornano così alla mente situazioni recenti, dal caso Marrazzo al Sindaco di Bologna Delbono che utilizzavano tempo e denaro pubblico per questioni private, nelle quali i protagonisti si sono pubblicamente e autenticamente (?) vergognati di quanto fatto dimettendosi dalla carica (questo con certezza). All'epoca di Tangentopoli un'intera classe politica fu spazzata via (quasi) per intero certo in virtù dei loro errori dimostrati dalla Giustizia, ma prima ancora da un "ragionevole" senso di vergogna che li portò a togliersi di mezzo rapidamente.

Forse una delle poche differenze rimaste nell'arido e appiattito panorama politico italiano, volgendo lo sguardo a 360 gradi, è che a sinistra in alcune occasioni i politici "ancora" provano vergogna. E questo è un bene.
(dipinto tratto da: www.tusitala.blog.kataweb)

lunedì 1 febbraio 2010

Appunti sul qualunquismo e sul populismo - di Sergio Stagnitta - tratto dal blog: www.colazionearipetere.blogspot.com


Parto dalla definizione di populismo tratta dal Devoto-Oli: “Qualunque movimento politico diretto all'esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari.” Mentre quella di qualunquista, sempre secondo il Devoto-Oli è: “Atteggiamento improntato a indifferenza e disprezzo nei confronti della vita politica e dei problemi sociali.

Il populismo e ad esso legato il qualunquismo sono dei temi attuali, direi, meglio, che sono sempre stati attuali! L'idea di questo breve scritto sarà quella di trattare il concetto di populismo e di qualunquismo esclusivamente dal vertice psicologico, per cercare di comprendere perché è così efficace come messaggio politico/sociale. Per fare questo utilizzerò la teoria di un grande psicoanalista cileno, Matte Blanco. Questo autore ha ripreso la prima teoria freudiana sul modo di funzionamento dell'inconscio è l'ha sviluppata in un bellissimo libro dal titolo: “L'inconscio come insiemi infiniti” (Einaudi, Torino, 1981). La sua teoria è molto complessa ma qui vorrei utilizzare, sinteticamente, soltanto alcuni dei concetti fondamentali.

L'inconscio, secondo Matte Blanco, segue alcuni principii fondamentali. Il primo, viene definito come: principio di generalizzazione. Questo principio è legato al concetto di classe di appartenenza, ad esempio, se noi siamo stati aggrediti da un cane la comunicazione inconscia può trasformare questa esperienza in: “tutti i cani sono aggressivi”. Se applichiamo questo principio al qualunquista, il passaggio è semplice, di fronte ad un politico disonesto egli afferma: “tutti i politici sono ladri”, oppure: “tutti gli impiegati statali sono dei fannulloni”, oppure: “a cosa serve andare a votare tanto tutti pensano solo ai propri interessi personali”. Questo è un pensiero potente, che ci colpisce sempre, spesso dobbiamo fare uno sforzo enorme per non cedere alla tentazione di utilizzare il pensiero qualunquista. Il guaio è che se cediamo alla tentazione qualunquista tutto è identico, non ci sono più differenze e di conseguenza non c'è più pensiero.

Il principio di generalizzazione produce anche un altro effetto che potremmo chiamare: “polarizzazione degli affetti”. Utilizzando l'esempio precedente “se tutti i cani sono cattivi perché aggressivi” un'esperienza positiva, ad esempio con un gatto, ci farebbe pensare che “tutti i gatti sono buoni”. La polarizzazione degli affetti produce quindi sentimenti del tipo tutto-buono/tutto-cattivo, oppure relazioni del tipo amico/nemico. Ad esempio tutti gli italiani sono buoni e quindi amici, chi non è italiano è un nemico (eccezione magari per i turisti, gli uomini d'affari, gli studenti ecc.!!!). Questo sentimento produce il pensiero qualunquista ma anche tutti i comportamenti populisti. Così, se voglio fare una campagna elettorale ispirandomi al populismo basta che individuo “il male” in certe categorie di persone o in comportamenti specifici o oggetti (ad esempio le droghe), per inferire che io sono il bene o meglio il paladino che sconfigge il male: “loro sono il male, noi siamo la cura”!!! Con questa tecnica si possono creare tutte le ideologie possibili. Il nazismo, il fascismo, le guerre di religione ecc. Non è un caso che tutte le dittature utilizzano i sentimenti populisti per convincere le masse.

Anche in questo caso, annullando le differenze individuali, soggettive, contestuali ecc., annulliamo qualunque forma di pensiero. Ad esempio che una persona ha sicuramente e contemporaneamente doti e difetti, aspetti buoni ed altri cattivi/negativi, che ogni persona è diversa dalle altre grazie alla complessità che la caratterizza. A questo proposito mi vengono in mente alcuni brani delle canzoni di De Andrè, soprattutto quando cantava: “se non sono gigli sono pur sempre figli, vittime di questo mondo”, oppure “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”... Ecco, questo è un modo di pensare che supera la teoria della polarizzazione...!

Il secondo principio dell'inconscio secondo Matte Blanco è Il principio di simmetria.

Scrive Matte Blanco: “il sistema inconscio tratta la relazione inversa di qualsiasi relazione come se fosse identica alla relazione. In altre parole, tratta le relazioni asimmetriche come se fossero simmetriche.

Per citare un esempio: se Giovanni è fratello di Pietro, la relazione inversa è: Pietro è fratello di Giovanni”, fin qui tutto bene. “Però, per l'inconscio, se Giovanni è il padre di Pietro, la relazione inversa è, seguendo il secondo principio, Pietro è il padre di Giovanni. Nella logica aristotelica questo è assurdo; nella logica del sistema inconscio è la norma”.

Anche in questo caso, come si può facilmente vedere, l'inconscio abolisce ogni differenza. Afferma Matte Blanco che da questo secondo principio derivano alcune importanti caratteristiche del modo di funzionare dell'inconscio. “Quando si applica il principio di simmetria non può esserci nessuna successione temporale, infatti se un avvenimento Y viene dopo un avvenimento X, per il principio di simmetria: un avvenimento X viene dopo un avvenimento Y”. Come seconda conseguenza: “quando si applica il principio di simmetria la parte (propria) è necessariamente identica al tutto. Una pagina di un libro è una parte propria di un libro, un braccio una parte propria di un dato corpo. Se si applica il principio di simmetria la relazione il braccio è parte del corpo implica la sua relazione inversa: il corpo è parte del braccio. Allo stesso modo in cui il tempo scompare, non c'è nessun posto per qualsiasi differenza tra la parte propria e il tutto. Il tutto è incluso in ogni parte così come ogni parte è identica al tutto.”

Se applichiamo questo secondo principio al pensiero populista vediamo ad esempio che se un leader afferma che darà la felicità se lo votate, che non ci saranno più disoccupati, che sconfiggerà il male della droga, bonificherà il paese dai ladri, dagli assassini e così via, sta dicendo che il suo programma politico coincide completamente con il tutto, il suo pensiero non è un punto di vista, ma è il solo punto di vista. Questo giustificherebbe, nei regimi totalitari, l'uso della violenza per neutralizzare gli oppositori, in nome del fatto che chi non condivide il programma di regime non ha un'idea alternativa ma vuole il male del paese.

In conclusione il pensiero populista utilizza le stesse tecniche che utilizza il linguaggio inconscio che di per sé è straordinario, ma solo se viene utilizzato in alternanza al pensiero conscio/consapevole o asimmetrico come lo definisce Matte Blanco.

domenica 17 gennaio 2010

I sogni sono personali o collettivi? - di Sergio Stagnitta - www.colazionearipetere.blogspot.com






In questo secondo post vorrei riprendere il tema dei sogni dei bambini che ho già affrontato parlando del progetto KidZdream nel post del 3 gennaio 2010. In quell'occasione ho scritto dell'efficacia di un progetto che prevede la raccolta dei sogni dei bambini provenienti da diverse parti del mondo, perché questi sogni possono costituire un potente messaggio e soprattutto una speranza per abbattere le barriere del razzismo portate avanti da una cultura sempre più individualista.

Il titolo di questo post è, in effetti, una riflessione sul fatto se i sogni sono personali, quindi se si sviluppano dall'esperienza intrapsichica di ciascuno di noi, oppure se i sogni sono un'esperienza collettiva.

Molte teorie psicoanalitiche sostengono che quando una persona racconta un sogno in gruppo ovviamente porta elementi personali, individuali, ma nello stesso tempo, spesso, se non sempre, il sogno racconta anche qualcosa del gruppo stesso. Nasce da un clima che il gruppo sta vivendo in un determinato periodo, è, quindi, contemporaneamente, un sogno di gruppo e come tale molto spesso viene trattato non solo dal conduttore di gruppo ma anche dagli altri partecipanti, che magari aggiungono riflessioni, associazioni, ricordi, altri sogni al sogno raccontato.

Questa esperienza naturalmente è suffragata da diverse teorie psicoanalitiche, prima fra tutte la teoria del social dreaming proposta dallo psicoanalista inglese Gordon Lawrence. In essa si sostiene che esiste un legame inconscio, una matrice comune dell'esperienza che il sogno può far emergere. Questa matrice comune ci può suggerire molte informazioni sui vissuti personali, ma soprattutto sociali nel quale il sognatore è immerso.

L'idea di Gordon Lawrence nasce dall'incontro casuale di un libro intitolato "Il Terzo Reich dei Sogni" di Charlotte Peradt, una psicoterapeuta tedesca che, fra il 1933 e il 1939, aveva raccolto in Germania 300 sogni che esprimevano in modo diretto le reazioni dei sognatori al clima politico minaccioso dell'epoca.

Naturalmente ascoltare i sogni dei bambini, come ho affermato nel precedente post, aggiunge un ulteriore elemento a mio avviso estremamente significativo: non solo questi sogni esprimono la particolare cultura in cui vivono i bambini, ad esempio nei video proposti dal progetto KZ i bambini africani sognano di essere inseguiti da leoni e altri animali selvaggi, mentre i bambini italiani raccontano sogni con case, furgoni, spie segrete ecc., ma fanno emergere anche qualcosa di ancora più profondo: la modalità comunicativa e collettiva dell'inconscio che porta con sé i desideri e le paure più ancestrali dei bambini stessi e naturalmente anche degli adulti, anche se nel caso degli adulti sono spesso mediati da immagini più sofisticate.

Questa capacità del sogno di portare sia elementi personali che sociali viene descritta da alcuni autori come auto-rappresentazione: la capacità del sognatore di cogliere elementi individuali e del contesto di appartenenza, una rappresentazione di ciò che accade nel mondo interno del sognatore e, contemporaneamente, nel suo mondo esterno.

Naturalmente non sono solo i sogni, osservati dal punto di vista sociale, l'unica forma di auto-rappresentazione della nostra realtà, grande forza evocativa hanno le diverse forme d'arte come ad esempio il teatro, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema che più di altri si avvicina al sogno per la sua capacità di comunicare attraverso le immagini. Ed infatti, basterebbe riflettere con più attenzione ad esempio sulla produzione cinematografica di un certo periodo storico per comprendere molti aspetti della società stessa.

In conclusione possiamo rispondere alla domanda evocata dal titolo di questo post che i sogni rappresentano contemporaneamente vissuti personali e sociali.

giovedì 14 gennaio 2010

Qui nel girone invisibili - di Sergio Stagnitta


immagine tratta da Adnkronos

Quando rivedo i fatti di Rosarno mi viene in mente la bellissima canzone di Fabrizio e Cristiano De André: "Cose che dimentico"


domenica 10 gennaio 2010

Le parole (e le storie) sono importanti, di Gianluca Battista



Come è ormai consuetudine, il 31 dicembre scorso il Presidente della Repubblica Napolitano ha espresso il suo discorso augurale a tutti gli italiani. Per l’occasione, Repubblica ha pubblicato un interessante resoconto di tutti i precedenti discorsi con un’attenta analisi delle parole maggiormente utilizzate in ognuno di essi da tutti i passati presidenti.

La nostra riflessione è che alla fine dell’anno i nostri presidenti fanno una (importante) operazione in qualche modo simile a quello che è uno dei nuclei fondamentali del nostro lavoro di psicoterapeuti: e cioè tentano una rilettura, globale, della storia vissuta (nel loro caso di una nazione), cercando al contempo di dare senso agli avvenimenti dell’anno trascorso e grazie a ciò, di nutrire sentimenti di unità e di speranza.

L’uomo è da sempre un “narratore di storie”: la stessa psicoterapia è un percorso attraverso il quale in qualche modo riappropriarsi della propria storia individuale: e il soggettivo vissuto di benessere o malessere è strettamente legato a come consideriamo la nostra storia, e noi stessi all’interno di essa.
Inoltre, altro elemento in parallelo, nel discorso di fine anno i Presidenti provano di solito a infondere fiducia per i tempi a venire. In tal senso osserviamo come se alcuni presidenti hanno nominato con più frequenza parole come “unità”, “popolo”, “tutti”, altri hanno citato più spesso “speranza”, “fiducia”, “giovani”, “futuro”.
“Riforme” e “giovani” sono stati i termini maggiormente utilizzati quest'anno dal Capo dello Stato, mentre il termine “difficile” compare una sola volta; al contrario, Giovanni Leone, forse non il nostro miglior presidente, utilizzava nei suoi discorsi di fine anno, certo non favorito dagli anni di piombo, la parola “problema” più spesso di qualsiasi altra...

Per finire, a proposito sia di storie che di come la realtà possa essere letta soggettivamente in modi diametralmente opposti, mi piace riportare qui di seguito un bellissimo racconto sufi:

Uno stupendo cavallo sauro di un uomo saggio un
giorno sfonda la porta della stalla e fugge via.
Ai vicini di casa che vanno a trovarlo per compatirlo
il saggio risponde con un dolce sorriso: "magari è
un bene!", dice.
Sei mesi dopo il sauro fa ritorno insieme a dieci
cavalli selvaggi che lo hanno eletto capobranco.
Quando i vicini di casa accorrono a congratularsi
con lui, il saggio risponde: "magari è un male!".
il figlio del saggio cerca di domare uno di quei cavalli,
ma il cavallo imbizzarito lo scaraventa a
terra.
Il giovane si frattura una gamba e resta invalido per tutta la vita.
Il saggio dice ai vicini venuti per consolarlo:
"magari è un bene!".
Dopo due anni scoppia la guerra e tutti i giovani del villaggio
sono costretti ad arruolarsi nell'esercito, tutti
tranne il figlio del saggio...

Naturalmente la storia può proseguire all'infinito...

domenica 3 gennaio 2010

Kidzdream - I sogni dei bambini di Sergio Stagnitta





Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” (W. Shakespeare)

Ho scelto, come primo post del nostro blog, di raccontare un progetto molto particolare che mi è stato segnalato tramite Internet. Il progetto si chiama: “KidZdream: il mondo visto attraverso i sogni dei bambini”. Si tratta di una banca online dei sogni dei bambini, raccontati e disegnati dagli stessi bambini.
La bellezza, e l'ambizione, di questa idea sta nel fatto che il progetto prevede la raccolta dei sogni di bambini da tutte le parti del mondo, creando così un legame ed una condivisione di tutte le fantasie più profonde di bambini provenienti da zone molto distanti tra di loro. Kidzdream si fonda sul piacere del raccontare, raccontarsi, sul rievocare immagini oniriche e provare a trasmetterle e condividerle con gli altri.
Traggo alcune informazioni dal sito: http://www.kidzdream.org che raccoglie e pubblica tutto il materiale. Ecco come viene descritto il progetto:
Preparazione - Ai bimbi viene chiesto di concentrarsi sul sogno che ricordano meglio o preferiscono. Viene anche richiesto di pensare ai dettagli: i luoghi, i colori, le persone, ecc. Alla fine si propone loro di fare un disegno del sogno.
Dreamboxes - In modo molto semplice vengono realizzate delle riprese, tipo video box dei sogni. Camera fissa, spesso con dietro la lavagna. Risultato una serie di piccole interviste-racconto di 60-120 secondi. In esse i bambini con parole loro e con la propria gestualità raccontano il loro sogno: quello preferito, quello più pauroso o quello che ricordano meglio. Alla fine mostrano e spiegano le immagini del loro disegno.
Il sito - Il contenitore è un sito Web secondo il format Artefacta cioè composto solo di mappe e di piccoli film con i sogni dei bambini. Si parte da una mappa del mondo e si pongono degli indici nelle varie città dove i bambini hanno raccontato i loro sogni. Il processo si evolve fino ad avere in prospettiva moltissimi luoghi del mondo visti attraverso i sogni dei bimbi.
Lingue e sottotitoli - I sogni verranno sempre raccontati nella lingua madre perché non perdano di freschezza e spontaneità. È infatti essenziale che i bambini si sentano completamente a loro agio e possano raccontare il sogno nei loro modi: con le parole, le smorfie, gli ammiccamenti, i sorrisi e gli irripetibili movimenti delle mani e del corpo. Nel sito verranno quindi inseriti sottotitoli in varie lingue per rendere comprensibile a tutti il racconto, lasciando però inalterata la forza comunicativa originale.” (Dal sito: http://www.kidzdream.org).

Vorrei fare alcune considerazioni su questo progetto, ma soprattutto sull'idea generale, molto stimolante, di chiedere a dei bambini di raccontare i propri sogni.
La prima considerazione è legata al fatto che a mio avviso è sempre una bella idea quella di chiedere ai bambini di raccontare i propri sogni, io lo consiglierei a tutte le persone che stanno a contatto con bambini, soprattutto ai genitori e agli insegnanti. Immagino i genitori che al mattino, magari durante la colazione, chiedono ai loro figli di raccontare un sogno fatto la notte stessa, oppure a degli insegnanti che in classe chiedono agli alunni, magari come prima attività della giornata, di raccontare un sogno, chi vuole, senza forzature. Questa esperienza non solo permetterebbe ai bambini di rievocare il ricordo del sogno ma soprattutto di valorizzare, da parte degli adulti, questa esperienza onirica così ricca di immagini e di emozioni, valorizzare significa anche non averne paura, soprattutto quando i sogni sono in realtà degli incubi. Nello stesso tempo permetterebbe di creare un dialogo tra genitori e figli oppure tra insegnanti, alunni e compagni di classe, partendo da un'esperienza intima e profonda. Inoltre i bambini, soprattutto quelli più piccoli, quando raccontano un sogno aggiungono elementi di fantasia e chiedono ai genitori di aggiungere altri dettagli, così il singolo sogno diviene una storia corale raccontata utilizzando tutte le risorse che la nostra mente ha a disposizione: elementi pieni di fantasia e di pezzi di realtà, così come sono fatti i sogni e così come lo stesso W. Shakespeare ci indica quando afferma: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. Ricordandoci che il racconto del sogno è sempre una “co-costruzione” tra la persona che ha sognato e chi ascolta ed è quindi già in sé una forma di legame intimo.

La seconda considerazione riguarda l'idea di raccogliere e, soprattutto, custodire i sogni dei bambini di tutto il mondo in un banca on-line aperta a tutti.
Molte teorie psicologiche, soprattutto di stampo psicoanalitico, sostengono che l'inconscio è una modalità di comunicazione che trascende dagli elementi specifici di una singola cultura, è, quindi, uno strumento preziosissimo per comprendere gli esseri umani e le nostre logiche di comunicazione. I sogni, le fantasie, le paure, i desideri più profondi possono essere, quindi, una specie di grammatica di base della mente umana che può aiutarci a conoscerci meglio, più in profondità di come, sempre più spesso, facciamo noi adulti, ricorrendo, per mancanza di fantasia, alle immagini stereotipate che propongono i media a grande diffusione, prive, nella maggioranza dei casi, di qualsiasi forma di conoscenza e originalità. Affidare ai bambini il compito di svelarci questa forma di comunicazione è, a mio avviso, una grande risorsa per il presente, ma soprattutto per il nostro stesso futuro.

La terza, breve, riflessione riguarda il fatto che i sogni uniscono tra loro le persone, quindi possono contribuire ad una cultura meno nazionalistica e settorializzata di quella odierna, una cultura aperta a nuovi mondi, perché nel mondo dell'altro, soprattutto nei suoi sogni, possiamo rintracciare molti elementi comuni che molto spesso tendiamo a negare, a tutto vantaggio di ciò che è diverso e quindi per definizione “nemico”. Mentre il pensiero cosciente segue una razionalità legata alle proprie appartenenze sociali e culturali, il pensiero onirico, inconscio, segue una logica universale che appartiene a tutti gli esseri umani, è un pensiero basico, primitivo che se ben orientato può svelarci mondi possibili ancora inesplorati e forse per questo più originali ed efficaci.