domenica 17 gennaio 2010

I sogni sono personali o collettivi? - di Sergio Stagnitta - www.colazionearipetere.blogspot.com






In questo secondo post vorrei riprendere il tema dei sogni dei bambini che ho già affrontato parlando del progetto KidZdream nel post del 3 gennaio 2010. In quell'occasione ho scritto dell'efficacia di un progetto che prevede la raccolta dei sogni dei bambini provenienti da diverse parti del mondo, perché questi sogni possono costituire un potente messaggio e soprattutto una speranza per abbattere le barriere del razzismo portate avanti da una cultura sempre più individualista.

Il titolo di questo post è, in effetti, una riflessione sul fatto se i sogni sono personali, quindi se si sviluppano dall'esperienza intrapsichica di ciascuno di noi, oppure se i sogni sono un'esperienza collettiva.

Molte teorie psicoanalitiche sostengono che quando una persona racconta un sogno in gruppo ovviamente porta elementi personali, individuali, ma nello stesso tempo, spesso, se non sempre, il sogno racconta anche qualcosa del gruppo stesso. Nasce da un clima che il gruppo sta vivendo in un determinato periodo, è, quindi, contemporaneamente, un sogno di gruppo e come tale molto spesso viene trattato non solo dal conduttore di gruppo ma anche dagli altri partecipanti, che magari aggiungono riflessioni, associazioni, ricordi, altri sogni al sogno raccontato.

Questa esperienza naturalmente è suffragata da diverse teorie psicoanalitiche, prima fra tutte la teoria del social dreaming proposta dallo psicoanalista inglese Gordon Lawrence. In essa si sostiene che esiste un legame inconscio, una matrice comune dell'esperienza che il sogno può far emergere. Questa matrice comune ci può suggerire molte informazioni sui vissuti personali, ma soprattutto sociali nel quale il sognatore è immerso.

L'idea di Gordon Lawrence nasce dall'incontro casuale di un libro intitolato "Il Terzo Reich dei Sogni" di Charlotte Peradt, una psicoterapeuta tedesca che, fra il 1933 e il 1939, aveva raccolto in Germania 300 sogni che esprimevano in modo diretto le reazioni dei sognatori al clima politico minaccioso dell'epoca.

Naturalmente ascoltare i sogni dei bambini, come ho affermato nel precedente post, aggiunge un ulteriore elemento a mio avviso estremamente significativo: non solo questi sogni esprimono la particolare cultura in cui vivono i bambini, ad esempio nei video proposti dal progetto KZ i bambini africani sognano di essere inseguiti da leoni e altri animali selvaggi, mentre i bambini italiani raccontano sogni con case, furgoni, spie segrete ecc., ma fanno emergere anche qualcosa di ancora più profondo: la modalità comunicativa e collettiva dell'inconscio che porta con sé i desideri e le paure più ancestrali dei bambini stessi e naturalmente anche degli adulti, anche se nel caso degli adulti sono spesso mediati da immagini più sofisticate.

Questa capacità del sogno di portare sia elementi personali che sociali viene descritta da alcuni autori come auto-rappresentazione: la capacità del sognatore di cogliere elementi individuali e del contesto di appartenenza, una rappresentazione di ciò che accade nel mondo interno del sognatore e, contemporaneamente, nel suo mondo esterno.

Naturalmente non sono solo i sogni, osservati dal punto di vista sociale, l'unica forma di auto-rappresentazione della nostra realtà, grande forza evocativa hanno le diverse forme d'arte come ad esempio il teatro, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema che più di altri si avvicina al sogno per la sua capacità di comunicare attraverso le immagini. Ed infatti, basterebbe riflettere con più attenzione ad esempio sulla produzione cinematografica di un certo periodo storico per comprendere molti aspetti della società stessa.

In conclusione possiamo rispondere alla domanda evocata dal titolo di questo post che i sogni rappresentano contemporaneamente vissuti personali e sociali.

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